martedì 22 settembre 2026

«I Millesimi del Tempo»: le grandi Riserve di Nera Vini raccontano la Valtellina attraverso le annate più significative

 



Lunedì 5 ottobre a Chiuro un Press Day dedicato all’evoluzione del Nebbiolo delle Alpi. Stefano, Simone e Angela Nera raccontano storia, vigneti e identità della famiglia attraverso quattro grandi Riserve e alcuni assaggi speciali fuori programma. La masterclass sarà condotta dalla giornalista, sommelier e wine educator Sara Missaglia.

Chiuro (SO), settembre 2026 - Il vino come misura del tempo, il millesimo come chiave per leggere l’evoluzione di un territorio e di uno stile produttivo. Nasce da questa idea «I Millesimi del Tempo», il Press Day che Nera Vini organizza lunedì 5 ottobre 2026 nella propria sede di Chiuro, nel cuore della Valtellina.

Un appuntamento riservato a giornalisti, opinion leader, professionisti del vino e ospiti selezionati, costruito intorno alle grandi Riserve della Casa Vinicola Nera e alla possibilità di osservarne l’evoluzione attraverso alcune delle annate più rappresentative. Un progetto che mette in relazione millesimo, vigneto, sottozona, vinificazione e affinamento per indagare la profondità e la capacità evolutiva del Nebbiolo delle Alpi.

La famiglia Nera: oltre ottant’anni di Valtellina

La storia della famiglia Nera si intreccia con quella della viticoltura valtellinese da oltre ottant’anni. Un percorso iniziato nel 1940 e costruito attraverso generazioni che hanno dedicato il proprio lavoro alla valorizzazione del Nebbiolo delle Alpi e di uno dei paesaggi viticoli più caratteristici dell’arco alpino.

Nel corso dei decenni la famiglia ha contribuito alla crescita qualitativa e alla diffusione della cultura del vino valtellinese oltre i confini della valle, sviluppando un modello imprenditoriale fondato sul legame con il territorio, sulla tutela dei terrazzamenti e sulla valorizzazione delle persone che ne custodiscono il patrimonio.

Accanto ai vigneti di proprietà, una componente importante del progetto è rappresentata da una rete di conferitori selezionati, con i quali la famiglia mantiene rapporti consolidati da decenni, basati sulla fiducia, sulla condivisione delle pratiche agronomiche e sulla ricerca della qualità delle uve provenienti dalle zone più vocate della Valtellina.

Oggi questa visione si esprime attraverso due realtà complementari, Nera Vini e Caven Camuna, accomunate dalle stesse radici familiari ma caratterizzate da identità e percorsi differenti.

«Sentiamo forte il legame con questa valle e con la comunità alla quale apparteniamo. Per noi raccontare la Valtellina significa anche restituire qualcosa a un territorio che ci ha dato moltissimo e del quale condividiamo storia e valori. Aprire le porte della nostra azienda e confrontarci con chi il vino lo racconta è un modo per condividere questo patrimonio e continuare a farlo conoscere oltre i confini della valle», sottolinea Simone Nera.

Nera Vini, una storia iniziata nel 1940

Fondata a Chiuro nel 1940, Nera Vini rappresenta una delle realtà storiche della viticoltura valtellinese. Fin dalle origini l’obiettivo è stato interpretare il Nebbiolo delle Alpi nelle sue diverse espressioni territoriali, valorizzando le peculiarità delle sottozone storiche della denominazione e mantenendo un rapporto stretto con il paesaggio terrazzato della valle.

L’azienda dispone oggi di 8,5 ettari di vigneti di proprietà, conta 19 etichette e una produzione annua di circa 450.000 bottiglie. La gamma comprende Rosso di Valtellina DOC, Valtellina Superiore DOCG, Riserve e Sforzato di Valtellina DOCG.

«I Millesimi del Tempo» nasce per entrare in questa storia attraverso una prospettiva precisa: il tempo. Non soltanto come distanza fra una vendemmia e l’altra, ma come elemento attraverso il quale leggere l’identità di un vino, la sua evoluzione e il rapporto con il luogo da cui proviene.

Il concept mette al centro evoluzione, identità territoriale e profondità stilistica, affidando alle Riserve e ai millesimi il compito di raccontare il percorso dell’azienda e la longevità del Nebbiolo delle Alpi.

Stefano, Simone e Angela Nera: tre ruoli, un progetto familiare

Protagonisti della giornata saranno Stefano, Simone e Angela Nera, espressione della generazione che oggi porta avanti il progetto familiare nei suoi diversi ambiti.

Stefano Nera, enologo dell’azienda, segue direttamente la gestione agronomica ed enologica delle produzioni, dalla vigna alla cantina, con particolare attenzione all’espressione della Chiavennasca e alla valorizzazione delle differenti sottozone della denominazione.

Simone Nera è responsabile dello sviluppo commerciale e delle relazioni con i mercati nazionali e internazionali, mentre Angela Nera coordina i rapporti con fornitori, conferitori e clienti, svolgendo un ruolo centrale nella gestione delle relazioni aziendali.

Tre prospettive diverse che convergono in una stessa volontà: lavorare sull’eccellenza e raccontare la Valtellina senza ridurla a un’unica immagine, facendone emergere la pluralità di territori, vini, vendemmie, persone e competenze.

Quattro Riserve per leggere il tempo

Il cuore del Press Day sarà la degustazione di quattro etichette:

  • Valtellina Superiore Riserva DOCG “Signorie” 2018
  • Valtellina Superiore Sassella Riserva DOCG “Tri Angei” 2019
  • Valtellina Superiore Inferno Riserva DOCG “Ca’ di Avi” 2020
  • Valtellina Superiore Riserva DOCG “Paradiso” 2020

Alla sequenza principale potranno aggiungersi alcuni assaggi speciali fuori programma, selezionati dalla famiglia Nera per ampliare il racconto e offrire ulteriori chiavi di lettura dell’evoluzione dei vini nel tempo.

«Le Riserve ci permettono di vedere con particolare chiarezza ciò che il tempo fa al Nebbiolo delle Alpi. Ogni annata porta con sé condizioni diverse e ogni vigneto restituisce una propria identità. Mettere a confronto i millesimi significa raccontare la Valtellina da punti di vista differenti e mostrare quanto precisione, eleganza e capacità di evoluzione possano diventare espressioni della sua eccellenza», spiega Stefano Nera.

La masterclass sarà condotta da Sara Missaglia, giornalista, sommelier e wine educator, che guiderà il percorso di degustazione e il dialogo con la famiglia Nera.

L’analisi dei vini sarà accompagnata dagli interventi tecnici di Stefano Nera e dal racconto aziendale di Simone Nera, con approfondimenti dedicati ai vigneti e alle sottozone, alle diverse vendemmie, alle vinificazioni, agli affinamenti e all’evoluzione delle Riserve. Spazio anche alle domande e al confronto diretto con i giornalisti.

La Valtellina dentro e fuori dal calice

La Valtellina è una valle alpina orientata da est verso ovest, dove il versante retico gode di una particolare esposizione solare e la vite cresce su terrazzamenti sostenuti da muri a secco.

Il Nebbiolo delle Alpi, localmente chiamato Chiavennasca, trova qui cinque sottozone storiche del Valtellina Superiore DOCG - Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella - e condizioni viticole segnate da forti pendenze, escursioni termiche, ventilazione e lavorazioni prevalentemente manuali.

I muri in pietra dei terrazzamenti accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono nelle ore notturne, mentre i suoli sciolti e ricchi di scheletro favoriscono il drenaggio. I vigneti si sviluppano dal fondovalle fino a quote che possono superare gli 800 metri.

Dal calice al territorio

La giornata affiancherà alla masterclass alcuni momenti conviviali, con sapori valtellinesi e vini della famiglia Nera, per proseguire anche a tavola il racconto del territorio. Nel pomeriggio, condizioni meteorologiche permettendo, è prevista una visita in vigneto, per ritrovare nel paesaggio terrazzato gli elementi emersi durante la degustazione.

Con «I Millesimi del Tempo», Nera Vini sceglie così di affidare alle proprie Riserve il racconto di oltre ottant’anni di storia familiare, ma anche di condividere un patrimonio che appartiene a una comunità e a un territorio. Un viaggio attraverso vendemmie, vigneti e sottozone per raccontare l’eccellenza della Valtellina da prospettive diverse, mettendo insieme vino, paesaggio, persone, memoria e futuro.

Dietro e oltre ogni millesimo c’è una storia diversa, ma il punto di partenza resta il medesimo: la Valtellina e il suo Nebbiolo delle Alpi.

INFORMAZIONI

I Millesimi del Tempo
Le grandi Riserve di Nera Vini raccontate attraverso le annate più significative

Lunedì 5 ottobre 2026

Wine Bar Nera Vini
Via Stelvio 40/A - Chiuro (SO) 

Evento riservato a giornalisti, opinion leader, professionisti del vino e ospiti selezionati.

Nera Vini
Via Stelvio 40/A - 23030 Chiuro (SO)
Tel. 0342 482631
E-mail:
info@neravini.com

VIVA VINI VALTELLINA 2026: VARIE INTERPRETAZIONI DEL NEBBIOLO DELLE ALPI

 



Gli assaggi fatti da Borghi d’Europa a Sondrio durante la seconda edizione della rassegna che celebra il Nebbiolo Chiavennasca

Milano, 22 Settembre 2026- Dal 12 al 14 Settembre c.m. si è svolta a Sondrio la seconda edizione di Viva Vini Valtelllina, la rassegna che celebra e valorizza il Nebbiolo delle Alpi o Chiavennasca come elemento imprescindibile del territorio, grazie al lavoro in sinergia tra il Consorzio di Tutela Vini Valtellina, la  Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, Fondazione Provinea oltre al prezioso sostegno del Comune di Sondrio.

Una tre giorni ricca di appuntamenti, visite alle Cantine, attività, banchi d’assaggio (nei giorni 12 e 14 Settembre) e Musica, visto il Dj Set di Ema Stokholma che ha inaugurato la manifestazione nel centro di Sondrio: insomma un programma ricco che ha attirato interesse di wine lovers, operatori del settore e stampa specializzata.

Borghi d’Europa, da sempre molto attenta verso il territorio e la viticoltura eroica valtellinese, ha partecipato al banco di degustazione di Viva nella giornata di lunedì 14 Settembre, dove in in 5 sedi diverse nel centro storico di Sondrio erano presenti 40 Cantine Valtellinesi, con circa 132 vini in assaggio, con particolare accento verso le nuove annate.

Naturalmente è stata fondamentale la presenza live dei produttori al banco degustazione per comprendere al meglio sia le nuove annate, che le peculiarità delle varie zone del territorio vitivinicolo valtellinese.

Presso Palazzo Pretorio assaggiati:

di Marino Lanzini il Valtellina Superiore Docg Valgella 2023 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva 2022,

di Sandro Fay il Valtellina Superiore Docg Riserva Vigna Carteria 2022 e lo Sfozato di Valtellina Docg Ronco del Picchio 2023,

di Vita Nova il Valtellina Superiore Docg Perlegia 2021,

presso Palazzo Cima 11 invece:

di Arpepe il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Nuova Regina 2021 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Ultimi Raggi 2021,

di La Spia il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva Caligola 2020 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva MR72 2019,

di Radìs il Valtellina Superiore Docg Baitei 2022,

presso l’Mvsa- Museo di Storia e Arte Valtellinese assaggiati:

di Alberto Marsetti il Valtellina Superiore Docg Grumello 2022 e il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigna Le Prudenze 2021,

di F.lli Bettini il Valtelllina Superiore Docg Sassella Reale 2021 e il Valtellina Superiore Docg Sant’Andrea 2021,

di Francesco Folini il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva l’Enrico 2023 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva Vigneto Dos Bel 2022,

a  Palazzo Sertoli:

di Caven Camuna il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva Al Carmìne 2019 e il Valtellina Superiore Docg Riserva Giuoa 2017,

di Contadi Gasparotti il Valtellina Superiore Docg Graffio 2021,

de La Perla il Valtellina Superiore Docg La Mossa 2020 e il Valtellina Superiore Docg Riserva Elisa 2019,

di Mamete Prevostini/ Convento San Lorenzo il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Clos Convento San Lorenzo 2023 e il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigna Sassina 2023,

di Pizzo Coca il Valtellina Superiore Docg Vigna Pustè Rino 2023,

di Retica Vini l’Alpi Retiche Igt Rosso Panau 2020 e l’Alpi Retiche Igt Rosso Bramito 2019,

di Rupi del Nebbiolo il Valtellina Superiore Docg Creazione 2022 e il Valtellina Superiore Docg Tradizione 2021,

ed infine presso la Sala Zuccoli in Piazza Cavour:

di Aldo Rainoldi il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva 2022 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva 2022,

di Alfio Mozzi il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Grisone 2022,

di Ascesa il Valtellina Superiore Docg Riserva Muruneè 2020,

di Giorgio Gianatti il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigneto Sassina 2019,

e di Tenuta Scerscè il Valtellina Superiore Docg Inferno Fiammante 2022 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva Cristina Scarpellini 2021

Diverse interpretazioni del Nebbiolo delle Alpi quelle assaggiate nel centro storico di Sondrio e tutte idonee a lunghi invecchiamenti, che continueranno ad essere comunicate da Borghi d’Europa nei propri percorsi d’informazione.

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sabato 12 settembre 2026

TIPICITA’ LOMBARDE: OLTREGUSTO OLTREPO’ TERRA DI PINOT NERO A VOGHERA

 





L’unione della seconda edizione di OltreGusto e della sesta edizione del classico evento consortile Oltrepò Terra di Pinot Nero 

Milano, 11 Settembre 2026- Si è da poco conclusa a Voghera, tra il Teatro Garavani e l’ampio giardino dell’Istituto Gallini la due giorni della sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, unita sapientemente alla seconda edizione di OltreGusto.

Questa due giorni è stata possibile grazie al grande lavoro in sinergia del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese coi produttori di vino i ristoratori e il prezioso supporto delle istituzioni — Regione Lombardia, Provincia di Pavia, Comune di Voghera, Comune di Torrazza Coste, I.C. Gallini — e il coordinamento di OltreGusto di Carlotta Viglini e Dario Fisichella, con la segreteria organizzativa di Scaramuzzi Team per entrambe le anime dell’evento.

Un evento che ha coinvolto 32 produttori di Pinot Nero, 18 ristoranti del territorio, 18 chef stellati e circa 100 pregevoli etichette divise tra le due anime del Pinot Nero, le bollicine d’autore (Metodo Classico Docg e Classese Docg) e i rossi fermi Doc.

La doppia iniziativa è iniziata al Teatro Garavani di Voghera (dopo i saluti istituzionali) con la masterclass tecnica di Alessandro Masnaghetti, il più autorevole creatore di mappe vitivinicole, che ha presentato il lavoro di studio e mappatura svolto sul territorio oltrepadano nel corso degli ultimi mesi, che ha condotto alla creazione di un breve volume sui principali aspetti che disegnano il panorama vitivinicolo e alle immancabili mappe in 2d e 3d dell’Oltrepò Pavese.

Per la parte degustativa, la redazione di Borghi d'Europa, presente anche a questa edizione, si è concentrata sulle briose ed eleganti bollicine Metodo Classico Docg e Classese Docg apprezzando molto:

-        di Alessio Brandolini Il Luogo d’Agosto Classese Pinot Nero vinificato in bianco, il Note d’Agosto Classese Rosè e il Sansarole Classese,

-        di Bosco Longhino Il Pinot Nero Metodo Classico Docg Pas Dosè Casto 2021,

-        di Bruno Verdi il Vergomberra Classese 2021 e il Cruasè Metodo Classico Docg,

-        di Cà del Gè il Metodo Classico Docg Brut,

-        di Cantina Taia il Classese Docg,

-        di Cordero San Giorgio  Metodo Classico Docg Brut Millesimato 2021,

-        di Conte Vistarino il Metodo Classico Docg Extrabrut 1865 Millesimato 2017 e il Metodo Classico Docg Brut Cepage,

-        dell’Azienda Finigeto (Dallavalle Winery) il Metodo Classico Docg 2005 Pas Dosè Millesimato 2022 e il Metodo Classico Docg Extrabrut Rosè Cruasè,

-        di Frecciarossa il Metodo Classico Docg Pinot Nero Extrabrut,

-        di La Piotta il Metodo Classico Docg Riva dei Ghiaoni Pas Dosè 2020 e il Classese Classy Brut,

-        di Le Fiole il Classese Brut Isabel e il Metodo Classico Docg Brut Isabel in Rosa,

-        di Picchi Viticoltori in Casteggio il Classese Brut Nature,

-        di Quaquarini Francesco il Classese Pinot Nero Brut Millesimato 2018,

-        dell’Azienda Agricola Pietro Torti  il Metodo Classico Docg Pinot Nero Nature,

-        di Cantina Scuropasso il Roccapietra Classese Cruasè e il Roccapietra Classese Zero Pas Dosè,

-        di Terre Bentivoglio il Metodo Classico Docg Pinot Nero Pas Dosè,

-        di Tenuta Mazzolino il Cruasè Classese e il Blanc de Noirs Classese,

-        di Travaglino il Metodo Classico Docg Brut Matilde, il Metodo Classico Docg Monteceresino Extrabrut Rosè Millesimato 2021 e la Riserva del Fondatore Vincenzo Comi Extrabrut Docg Millesimato 2017

L’unione dei due eventi ha favorito la promozione delle eccellenze del territorio e un’ottima diffusione della cultura del vino, con particolare risalto alle due anime del mettendo Pinot nero che ben si esprime su queste colline oltrepadane ai piedi dell’Appennino.

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giovedì 10 settembre 2026

Eurovinum - Il Castello di Verduno e i vini delle Langhe


Borghi d’Europa, rete di informazione, promuove il progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), in occasione del turno di Presidenza dell’Italia alla IAI (fino a maggio 2027).

Uno per Percorsi Internazionali del Progetto (Eurovinum), prevede la scoperta e la valorizzazione delle Cantine dei Castelli.

Così uno dei giornalisti-sommelier si è ricordato del Pelaverga del Castello di Verduno : è stata naturale la proposta di inserire le Langhe in questo itinerario internazionale.

Il Castello di Verduno si collegherà ad altre realtà storiche e produttive, al fine di valorizzare attraverso le storie enoiche le bellezze del Belpaese.




Nel cuore delle Langhe, in provincia di Cuneo, Verduno occupa una posizione privilegiata tra le colline del Barolo e quelle che guardano verso il Roero; è un territorio nel quale paesaggio, storia, agricoltura e cultura del vino sembrano formare un'unica realtà di filari ordinati sulle colline, antichi borghi, castelli, cantine storiche ed infine una cucina costruita intorno ai prodotti di una terra generosa.

Castello di Verduno




Qui si trova in particolare il Castello di Verduno, realtà vitivinicola, con vigneti nelle zone di Verduno e Barbaresco, nella quale la memoria della corte sabauda e la tradizione delle famiglie Burlotto e Bianco si sono incontrate, dando vita a una delle esperienze enologiche locali più interessanti. L'azienda produce una gamma di vini nella quale Barolo, Barbaresco e Verduno Pelaverga occupano un posto centrale.

Il paese di Verduno si trova a pochi chilometri da Alba e domina dall'alto una successione di colline coltivate soprattutto a vite; il territorio è caratterizzato da una lunga tradizione agricola e vitivinicola, che nei secoli ha trasformato le colline in un vero e proprio mosaico di vigneti, piccoli boschi, cascine e borghi.

La storia di Verduno affonda le proprie radici nel Medioevo: il castello infatti rappresentò per lungo tempo un importante presidio del territorio quando, nel corso dei secoli, il paese entrò nell'orbita dei Savoia. Il legame con la dinastia sabauda sarebbe poi diventato particolarmente significativo nell'Ottocento, quando il castello fu acquistato da re Carlo Alberto.

Il Castello nella sua forma attuale, ha origini nel XVI secolo, mentre una parte dell'edificio venne successivamente ricostruita su disegno dell'architetto Filippo Juvarra e nel 1838. Carlo Alberto di Savoia acquistò il complesso, affidando la direzione della tenuta e della cantina al generale Paolo Francesco Staglieno, uomo d'armi ma anche appassionato ed esperto di enologia.

Questa presenza sabauda non fu soltanto una parentesi aristocratica: il castello divenne infatti un luogo importante per la sperimentazione enologica legata al Nebbiolo e alla nascente grande tradizione del Barolo

Dall'inizio del Novecento il castello fu patrimonio della famiglia mentre nel secondo dopoguerra, Giovanni Battista Burlotto contribuì a trasformarlo anche in un luogo di ospitalità e incontri enogastronomici.

Successivamente, il matrimonio tra Gabriella Burlotto e Franco Bianco, appartenente a una famiglia storicamente legata alla produzione del Barbaresco, mise idealmente in comunicazione grandi patrimoni del vino piemontese: Verduno e Barbaresco, Barolo e Nebbiolo.




Attualmente Il Castello di Verduno possiede vigneti sia a Verduno che a Barbaresco; questa doppia appartenenza rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell'azienda.

A Barbaresco si trova la cantina di vinificazione, mentre a Verduno i vini vengono imbottigliati e affinati nelle storiche cantine del castello. Barolo e Barbaresco vengono prodotti con fermentazione in tini aperti e successivo lungo affinamento in grandi botti di rovere: è una scelta che privilegia l'evoluzione lenta del vino e la capacità di esprimere il carattere dell'uva e del territorio.


I grandi vini del territorio


Il Barolo DOCG

Nasce dal Nebbiolo, vitigno principe delle Langhe: un vino di grande struttura, complessità e longevità, caratterizzato tradizionalmente da profumi floreali e fruttati che, con l'evoluzione, possono lasciare spazio a sensazioni speziate, balsamiche, di sottobosco e tabacco; in questo territorio il Nebbiolo trova condizioni particolarmente favorevoli e il Castello conserva nella propria storia il ricordo delle sperimentazioni ottocentesche volute da Carlo Alberto.

Il Barolo richiede tempo: può essere apprezzato per la sua austerità giovanile, ma trova nell'affinamento una delle sue caratteristiche più affascinanti: tannini e acidità si integrano progressivamente, mentre il quadro aromatico diventa più complesso.


Barbaresco:

Se il Barolo rappresenta una delle massime espressioni della zona di Verduno, il Barbaresco DOCG testimonia l'altra grande area produttiva. Anche in questo caso il protagonista è il Nebbiolo, ma il diverso territorio produce una personalità distinta: il Barbaresco è generalmente caratterizzato da eleganza, profumi floreali, frutto rosso, spezie e una trama tannica importante ma raffinata.


Verduno Pelaverga

Se Barolo e Barbaresco rappresentano la grande enologia internazionale delle Langhe, il vino che più di ogni altro identifica il territorio è il Verduno Pelaverga DOC: si tratta di una delle rarità della viticoltura piemontese ottenuta dal Pelaverga piccolo, un vitigno coltivato in un'area molto circoscritta comprendente Verduno e parte dei comuni di La Morra e Roddi. La denominazione è stata riconosciuta nel 1995.

Questo vino ha colore rubino delicato, talvolta con riflessi violacei, e profumi freschi e fragranti; al naso possono emergere violetta e ciliegia, mentre con l'evoluzione acquistano importanza le caratteristiche note speziate, soprattutto di pepe verde e pepe bianco. Al palato presenta un interessante equilibrio tra acidità e tannini, che gli conferisce freschezza e agilità pur mantenendo una buona struttura. È proprio questa componente speziata a renderlo particolarmente riconoscibile e versatile a tavola; inoltre, secondo la tradizione popolare presenta proprietà afrodisiache. Al di là delle leggende, rimane un prodotto fortemente identitario: una piccola produzione capace di raccontare una comunità e un territorio.



Accanto a questi vini, l’Azienda produce anche Barbera d'Alba DOC, Dolcetto d'Alba DOC e Langhe Nebbiolo DOC ed inoltre grappe ottenute dalle vinacce di Nebbiolo e Pelaverga, distillate separatamente.

La ricchezza di Verduno e delle Langhe non si esaurisce naturalmente nel vino. La viticoltura convive con una gastronomia tra le più celebri del Piemonte: tra i prodotti simbolo del territorio troviamo il Tartufo Bianco d'Alba, autentico protagonista della cucina autunnale; le Nocciole Piemonte IGP, particolarmente apprezzate per aroma e finezza; i formaggi piemontesi, tra cui il Castelmagno DOP e la Toma Piemontese DOP; le carni bovine della tradizione piemontese; la Salsiccia di Bra, specialità della vicina Bra; oltre a funghi, miele, frutta e numerosi prodotti della piccola agricoltura locale.

Questa produzione qualificata ha determinato una cucina apparentemente semplice, ma costruita su materie prime di grande qualità: tajarin, agnolotti del plin, carne cruda all'albese, brasati al vino, bagna cauda e fondute sono alcuni dei piatti che meglio raccontano il rapporto tra Langhe, agricoltura e cultura contadina.

Nelle Langhe il vino non è semplicemente una bevanda che accompagna il pasto, è parte integrante della gastronomia: Il Barolo trova compagni naturali nei grandi piatti di carne, nei brasati, nella selvaggina e nei formaggi stagionati, mentre il Barbaresco, grazie alla sua eleganza, può accompagnare carni arrosto e preparazioni importanti e la Barbera, fresca e dotata di una piacevole acidità, è ideale con salumi, primi piatti e carni ed il Dolcetto è tradizionalmente legato alla tavola quotidiana. Il Verduno Pelaverga, infine, grazie alla sua freschezza e alle note pepate, può accompagnare salumi, primi piatti, funghi e formaggi, rivelandosi particolarmente interessante quando si desidera un vino territoriale ma non eccessivamente impegnativo.