sabato 12 settembre 2026

TIPICITA’ LOMBARDE: OLTREGUSTO OLTREPO’ TERRA DI PINOT NERO A VOGHERA

 





L’unione della seconda edizione di OltreGusto e della sesta edizione del classico evento consortile Oltrepò Terra di Pinot Nero 

Milano, 11 Settembre 2026- Si è da poco conclusa a Voghera, tra il Teatro Garavani e l’ampio giardino dell’Istituto Gallini la due giorni della sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, unita sapientemente alla seconda edizione di OltreGusto.

Questa due giorni è stata possibile grazie al grande lavoro in sinergia del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese coi produttori di vino i ristoratori e il prezioso supporto delle istituzioni — Regione Lombardia, Provincia di Pavia, Comune di Voghera, Comune di Torrazza Coste, I.C. Gallini — e il coordinamento di OltreGusto di Carlotta Viglini e Dario Fisichella, con la segreteria organizzativa di Scaramuzzi Team per entrambe le anime dell’evento.

Un evento che ha coinvolto 32 produttori di Pinot Nero, 18 ristoranti del territorio, 18 chef stellati e circa 100 pregevoli etichette divise tra le due anime del Pinot Nero, le bollicine d’autore (Metodo Classico Docg e Classese Docg) e i rossi fermi Doc.

La doppia iniziativa è iniziata al Teatro Garavani di Voghera (dopo i saluti istituzionali) con la masterclass tecnica di Alessandro Masnaghetti, il più autorevole creatore di mappe vitivinicole, che ha presentato il lavoro di studio e mappatura svolto sul territorio oltrepadano nel corso degli ultimi mesi, che ha condotto alla creazione di un breve volume sui principali aspetti che disegnano il panorama vitivinicolo e alle immancabili mappe in 2d e 3d dell’Oltrepò Pavese.

Per la parte degustativa, la redazione di Borghi d'Europa, presente anche a questa edizione, si è concentrata sulle briose ed eleganti bollicine Metodo Classico Docg e Classese Docg apprezzando molto:

-        di Alessio Brandolini Il Luogo d’Agosto Classese Pinot Nero vinificato in bianco, il Note d’Agosto Classese Rosè e il Sansarole Classese,

-        di Bosco Longhino Il Pinot Nero Metodo Classico Docg Pas Dosè Casto 2021,

-        di Bruno Verdi il Vergomberra Classese 2021 e il Cruasè Metodo Classico Docg,

-        di Cà del Gè il Metodo Classico Docg Brut,

-        di Cantina Taia il Classese Docg,

-        di Cordero San Giorgio  Metodo Classico Docg Brut Millesimato 2021,

-        di Conte Vistarino il Metodo Classico Docg Extrabrut 1865 Millesimato 2017 e il Metodo Classico Docg Brut Cepage,

-        dell’Azienda Finigeto (Dallavalle Winery) il Metodo Classico Docg 2005 Pas Dosè Millesimato 2022 e il Metodo Classico Docg Extrabrut Rosè Cruasè,

-        di Frecciarossa il Metodo Classico Docg Pinot Nero Extrabrut,

-        di La Piotta il Metodo Classico Docg Riva dei Ghiaoni Pas Dosè 2020 e il Classese Classy Brut,

-        di Le Fiole il Classese Brut Isabel e il Metodo Classico Docg Brut Isabel in Rosa,

-        di Picchi Viticoltori in Casteggio il Classese Brut Nature,

-        di Quaquarini Francesco il Classese Pinot Nero Brut Millesimato 2018,

-        dell’Azienda Agricola Pietro Torti  il Metodo Classico Docg Pinot Nero Nature,

-        di Cantina Scuropasso il Roccapietra Classese Cruasè e il Roccapietra Classese Zero Pas Dosè,

-        di Terre Bentivoglio il Metodo Classico Docg Pinot Nero Pas Dosè,

-        di Tenuta Mazzolino il Cruasè Classese e il Blanc de Noirs Classese,

-        di Travaglino il Metodo Classico Docg Brut Matilde, il Metodo Classico Docg Monteceresino Extrabrut Rosè Millesimato 2021 e la Riserva del Fondatore Vincenzo Comi Extrabrut Docg Millesimato 2017

L’unione dei due eventi ha favorito la promozione delle eccellenze del territorio e un’ottima diffusione della cultura del vino, con particolare risalto alle due anime del mettendo Pinot nero che ben si esprime su queste colline oltrepadane ai piedi dell’Appennino.

In alto i calici!

giovedì 10 settembre 2026

Eurovinum - Il Castello di Verduno e i vini delle Langhe


Borghi d’Europa, rete di informazione, promuove il progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), in occasione del turno di Presidenza dell’Italia alla IAI (fino a maggio 2027).

Uno per Percorsi Internazionali del Progetto (Eurovinum), prevede la scoperta e la valorizzazione delle Cantine dei Castelli.

Così uno dei giornalisti-sommelier si è ricordato del Pelaverga del Castello di Verduno : è stata naturale la proposta di inserire le Langhe in questo itinerario internazionale.

Il Castello di Verduno si collegherà ad altre realtà storiche e produttive, al fine di valorizzare attraverso le storie enoiche le bellezze del Belpaese.




Nel cuore delle Langhe, in provincia di Cuneo, Verduno occupa una posizione privilegiata tra le colline del Barolo e quelle che guardano verso il Roero; è un territorio nel quale paesaggio, storia, agricoltura e cultura del vino sembrano formare un'unica realtà di filari ordinati sulle colline, antichi borghi, castelli, cantine storiche ed infine una cucina costruita intorno ai prodotti di una terra generosa.

Castello di Verduno




Qui si trova in particolare il Castello di Verduno, realtà vitivinicola, con vigneti nelle zone di Verduno e Barbaresco, nella quale la memoria della corte sabauda e la tradizione delle famiglie Burlotto e Bianco si sono incontrate, dando vita a una delle esperienze enologiche locali più interessanti. L'azienda produce una gamma di vini nella quale Barolo, Barbaresco e Verduno Pelaverga occupano un posto centrale.

Il paese di Verduno si trova a pochi chilometri da Alba e domina dall'alto una successione di colline coltivate soprattutto a vite; il territorio è caratterizzato da una lunga tradizione agricola e vitivinicola, che nei secoli ha trasformato le colline in un vero e proprio mosaico di vigneti, piccoli boschi, cascine e borghi.

La storia di Verduno affonda le proprie radici nel Medioevo: il castello infatti rappresentò per lungo tempo un importante presidio del territorio quando, nel corso dei secoli, il paese entrò nell'orbita dei Savoia. Il legame con la dinastia sabauda sarebbe poi diventato particolarmente significativo nell'Ottocento, quando il castello fu acquistato da re Carlo Alberto.

Il Castello nella sua forma attuale, ha origini nel XVI secolo, mentre una parte dell'edificio venne successivamente ricostruita su disegno dell'architetto Filippo Juvarra e nel 1838. Carlo Alberto di Savoia acquistò il complesso, affidando la direzione della tenuta e della cantina al generale Paolo Francesco Staglieno, uomo d'armi ma anche appassionato ed esperto di enologia.

Questa presenza sabauda non fu soltanto una parentesi aristocratica: il castello divenne infatti un luogo importante per la sperimentazione enologica legata al Nebbiolo e alla nascente grande tradizione del Barolo

Dall'inizio del Novecento il castello fu patrimonio della famiglia mentre nel secondo dopoguerra, Giovanni Battista Burlotto contribuì a trasformarlo anche in un luogo di ospitalità e incontri enogastronomici.

Successivamente, il matrimonio tra Gabriella Burlotto e Franco Bianco, appartenente a una famiglia storicamente legata alla produzione del Barbaresco, mise idealmente in comunicazione grandi patrimoni del vino piemontese: Verduno e Barbaresco, Barolo e Nebbiolo.




Attualmente Il Castello di Verduno possiede vigneti sia a Verduno che a Barbaresco; questa doppia appartenenza rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell'azienda.

A Barbaresco si trova la cantina di vinificazione, mentre a Verduno i vini vengono imbottigliati e affinati nelle storiche cantine del castello. Barolo e Barbaresco vengono prodotti con fermentazione in tini aperti e successivo lungo affinamento in grandi botti di rovere: è una scelta che privilegia l'evoluzione lenta del vino e la capacità di esprimere il carattere dell'uva e del territorio.


I grandi vini del territorio


Il Barolo DOCG

Nasce dal Nebbiolo, vitigno principe delle Langhe: un vino di grande struttura, complessità e longevità, caratterizzato tradizionalmente da profumi floreali e fruttati che, con l'evoluzione, possono lasciare spazio a sensazioni speziate, balsamiche, di sottobosco e tabacco; in questo territorio il Nebbiolo trova condizioni particolarmente favorevoli e il Castello conserva nella propria storia il ricordo delle sperimentazioni ottocentesche volute da Carlo Alberto.

Il Barolo richiede tempo: può essere apprezzato per la sua austerità giovanile, ma trova nell'affinamento una delle sue caratteristiche più affascinanti: tannini e acidità si integrano progressivamente, mentre il quadro aromatico diventa più complesso.


Barbaresco:

Se il Barolo rappresenta una delle massime espressioni della zona di Verduno, il Barbaresco DOCG testimonia l'altra grande area produttiva. Anche in questo caso il protagonista è il Nebbiolo, ma il diverso territorio produce una personalità distinta: il Barbaresco è generalmente caratterizzato da eleganza, profumi floreali, frutto rosso, spezie e una trama tannica importante ma raffinata.


Verduno Pelaverga

Se Barolo e Barbaresco rappresentano la grande enologia internazionale delle Langhe, il vino che più di ogni altro identifica il territorio è il Verduno Pelaverga DOC: si tratta di una delle rarità della viticoltura piemontese ottenuta dal Pelaverga piccolo, un vitigno coltivato in un'area molto circoscritta comprendente Verduno e parte dei comuni di La Morra e Roddi. La denominazione è stata riconosciuta nel 1995.

Questo vino ha colore rubino delicato, talvolta con riflessi violacei, e profumi freschi e fragranti; al naso possono emergere violetta e ciliegia, mentre con l'evoluzione acquistano importanza le caratteristiche note speziate, soprattutto di pepe verde e pepe bianco. Al palato presenta un interessante equilibrio tra acidità e tannini, che gli conferisce freschezza e agilità pur mantenendo una buona struttura. È proprio questa componente speziata a renderlo particolarmente riconoscibile e versatile a tavola; inoltre, secondo la tradizione popolare presenta proprietà afrodisiache. Al di là delle leggende, rimane un prodotto fortemente identitario: una piccola produzione capace di raccontare una comunità e un territorio.



Accanto a questi vini, l’Azienda produce anche Barbera d'Alba DOC, Dolcetto d'Alba DOC e Langhe Nebbiolo DOC ed inoltre grappe ottenute dalle vinacce di Nebbiolo e Pelaverga, distillate separatamente.

La ricchezza di Verduno e delle Langhe non si esaurisce naturalmente nel vino. La viticoltura convive con una gastronomia tra le più celebri del Piemonte: tra i prodotti simbolo del territorio troviamo il Tartufo Bianco d'Alba, autentico protagonista della cucina autunnale; le Nocciole Piemonte IGP, particolarmente apprezzate per aroma e finezza; i formaggi piemontesi, tra cui il Castelmagno DOP e la Toma Piemontese DOP; le carni bovine della tradizione piemontese; la Salsiccia di Bra, specialità della vicina Bra; oltre a funghi, miele, frutta e numerosi prodotti della piccola agricoltura locale.

Questa produzione qualificata ha determinato una cucina apparentemente semplice, ma costruita su materie prime di grande qualità: tajarin, agnolotti del plin, carne cruda all'albese, brasati al vino, bagna cauda e fondute sono alcuni dei piatti che meglio raccontano il rapporto tra Langhe, agricoltura e cultura contadina.

Nelle Langhe il vino non è semplicemente una bevanda che accompagna il pasto, è parte integrante della gastronomia: Il Barolo trova compagni naturali nei grandi piatti di carne, nei brasati, nella selvaggina e nei formaggi stagionati, mentre il Barbaresco, grazie alla sua eleganza, può accompagnare carni arrosto e preparazioni importanti e la Barbera, fresca e dotata di una piacevole acidità, è ideale con salumi, primi piatti e carni ed il Dolcetto è tradizionalmente legato alla tavola quotidiana. Il Verduno Pelaverga, infine, grazie alla sua freschezza e alle note pepate, può accompagnare salumi, primi piatti, funghi e formaggi, rivelandosi particolarmente interessante quando si desidera un vino territoriale ma non eccessivamente impegnativo.