sabato 17 ottobre 2026

Eurovinum – I vini rifermentati in bottiglia : dall’azienda agricola Sergio Moro di Farra di Soligo (TV) all’Azienda agricola Saccomani nei Colli Piacentini


Sono ormai 20 i produttori della Marca Trevigiana che hanno sottoscritto il disciplinare volontario

Col Fondo Agricolo.

“Ci piacciono le mani – commenta Erik Moro, che con il padre segue l’Azienda Agricola Sergio Moro a Farra di Soligo (TV) -.” Quelle che si sporcano, che affondano nella terra, che selezionano un acino alla volta, che tagliano tralci, che gesticolano, che affettano salumi, che stringono altre mani. Abbiamo scelto di mettere, sotto il nome ColFondo Agricolo, tutte queste mani e quello che fanno per proteggere la tradizione dei rifermentati in bottiglia delle colline trevigiane. Un progetto che unisce i nomi di diciassette viticoltori, e delle rispettive aziende, con l’ambizione di portare lontanissimo – sì, anche sulla Luna – il vino della loro tradizione contadina. Un vino longevo che non ha paura di invecchiare, nemmeno in bottiglia. “

Annota la giornalista Antonella Pianca : “Il frizzante colfondo Batistàra, soprannome con il quale era conosciuta la Famiglia Moro, fa parte del progetto ”Colfondo Agricolo”. Un progetto nato dalla volontà di quattordici vignaioli per salvaguardare e valorizzare i rifermentati in bottiglia, conosciuti anche come vini col fondo, sur lie o sui lieviti. Il prosecco colfondo è il frizzante della tradizione rurale delle colline di Valdobbiadene, Conegliano ed Asolo. I lieviti contenuti nella bottiglia, con i primi tepori primaverili riprendono la fermentazione e, una volta terminata la loro azione, si depositano sul fondo della bottiglia; il vino risulta frizzante, secco e longevo.Una fascetta di colore diverso per ogni annata differenzia le bottiglie rigorosamente chiuse con tappo a corona. Ogni bottiglia, che deriva da uve selezionate dei Colli Trevigiani, è l’autentica interpretazione di ciascun produttore e trasmette la peculiarità del terroir e dell’annata da cui proviene. “Un vino lento, rispettoso del tempo e dei tempi”, che mantiene la tipica fragranza e freschezza di questa tipologia di vino. “Non una bevanda, ma la sublimazione di una vita, quella del vignaiolo”, come testimoniano i vignaioli come Erik, che aderiscono al progetto Colfondo Agricolo.”

Alla ricerca dei vini rifermentati, il viaggio enoico di Borghi d’Europa ci porta nei Colli Piacentini, al progetto costruito con la collaborazione informativa della Strada dei vini e dei sapori dei Colli Piacentini.

“Ci troviamo a Diolo, frazione di Lugagnano val d’Arda. La parte più alta delle nostre terre si trova nella riserva naturale geologica del piacenziano. Sono terre dal colore pacato, sabbiose, ricche di fossili risalenti al periodo del pliocene mediterraneo. I vini rispecchiano il terreno, leggeri nel colore e floreali nell’aroma senza eccesso di tannino e acidità.”

Così inizia il suo racconto Claudia, dell’Azienda Agricola Saccomani che assieme al fratello Luca

propone una viticoltura biologica nei Colli Piacentini.

“Da secoli queste colline sono vitate. I nostri nonni producevano vino per loro e venivano premiati per la magnifica uva da tavola prodotta, oggi rimane solo una piccola parte della tradizionale coltivazione di uva da tavola, e ci si è specializzati nella produzione di vini rifermentati in bottiglia”.

L’iniziativa voluta da Borghi d’Europa nell’ambito del progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriativo ionica), in occasione del turno di Presidenza Italiana alla IAI, ha portato alla collaborazione informativa con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini e la Strada del Po.

“Siamo una famiglia, radicata in questo luogo da generazioni- continua Claudia-. Un filo di costa tranquillo e silenzioso immerso tra le prime colline del piacentino. Poche persone spesso amiche, tanta natura che lavora instancabile, animali che immersi nel silenzio ti riconoscono a distanza.

Qui manca la rincorsa alla produzione, al contrario, è un lavoro lento, continuo, di precisione e attesa. Ognuno ha il suo posto, ogni elemento viene rispettato nel suo ruolo e nel suo tempo.

“Siamo convinti che solamente salvaguardando l’ecosistema sarà possibile custodire e tramandare questa terra così come ci è stata consegnata. Lavoriamo secondo i principi della lotta biologica, rispettiamo le api e i nostri asini producono per noi il fertilizzante di cui le nostre vigne necessitano.”

L’Azienda produce soprattutto vini d’annata a rifermentazione naturale in bottiglia, con il solo uso di lieviti indigeni come ci ha insegnato la tradizione di famiglia.

“La rifermentazione in bottiglia – osserva Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d’Europa-, secondo il metodo ancestrale è una tecnica di spumantizzazione artigianale che affonda le sue radici nella tradizione contadina. Questo metodo prevede che il vino venga imbottigliato prima del completamento della fermentazione alcolica, permettendo ai lieviti naturali di completare la fermentazione in bottiglia, producendo così bollicine fini e un leggero deposito di lieviti sul fondo.”

domenica 4 ottobre 2026

I vitigni autoctoni - L'Azienda Agricola Ceotto di Susegana e la qualità di Col Fondo Agricolo



“ Il vitigno autoctono è una particolare varietà di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso, trattasi quindi di un vitigno non trapiantato da altre aree.”

Nota era la predilezione di Luigi Veronelli per questi vitigni.

Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche.

La coltivazione e la difesa dei vitigni autoctoni, ed anche la riscoperta di vitigni quasi scomparsi dal panorama agricolo, viene intrapresa nell'ambito dello sviluppo dell'industria enologica verso la creazione di prodotti di qualità, a denominazione locale, in grado di contenere l'importazione di vini provenienti da altre regioni o aree del mondo ed anche a contrastare, se possibile, la commercializzazione dei vini a basso costo e privi di specifiche proprietà organolettiche.

In Italia sono circa 350 i vitigni autoctoni registrati ufficialmente, e tutte le principali regioni agricole italiane con produzione vinicola hanno un elenco di vitigni autoctoni locali.

Molti vitigni autoctoni italiani con una presenza significativa sul mercato mantengono la coincidenza tra nome del vitigno e nome del vino — tra i quali Nero d’Avola, Primitivo, Aglianico, Fiano, Greco, Verdicchio, Vermentino, Friulano, Cannonau, Montepulciano, Sangiovese, Lambrusco, Sagrantino, Raboso, Ribolla Gialla, Picolit, Trebbiano, Teroldego, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Refosco dal Peduncolo Rosso, Corvina, Lagrein, Albana, Grechetto, Negroamaro, Gaglioppo, Zibibbo e altri ancora. Non essendo associati in modo univoco a una denominazione geografica protetta, tali nomi identificano esclusivamente la varietà botanica: di conseguenza, questi vitigni possono essere coltivati, vinificati e commercializzati con la stessa denominazione in qualunque parte del mondo, senza garantire un’esclusiva territoriale legata alla loro area di origine.

Nella maggior parte dei casi, la notorietà di questi nomi deriva principalmente dai vini che li utilizzano, i quali beneficiano dell’apporto congiunto di fattori quali il territorio, le pratiche agronomiche, le tecniche enologiche, la reputazione delle denominazioni di origine, la storia produttiva locale e le strategie di mercato adottate nei singoli distretti vitivinicoli.

Accanto alla riscoperta dei vitigni autoctoni, si è quindi sviluppato un filone di riflessione sulla distinzione tra nome varietale, nome del vino e relativa denominazione geografica, in particolare nei casi in cui la tutela commerciale e territoriale del nome del vino è stata affrontata attraverso interventi di ridenominazione del vitigno.

Il caso del Prosecco, in cui il vitigno autoctono è stato ufficialmente denominato Glera per consentire una reale protezione territoriale del marchio Prosecco DOC/DOCG, è considerato uno degli esempi più significativi di tale approccio. Fino al 2009 il vitigno era comunemente indicato anche con il nome Prosecco, poiché tale termine figurava come sinonimo ammesso nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite ed era di uso diffuso per l’immediatezza con cui richiamava il vino omonimo. Con l’istituzione delle denominazioni Prosecco DOCG (Conegliano-Valdobbiadene e Asolo) e della nuova Prosecco DOC, e al fine di distinguere in modo univoco il nome del vitigno da quello del vino a denominazione di origine, nel 2009 è stato stabilito che la varietà fosse identificata solo con il nome Glera, sinonimo già presente nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. L’intervento ha eliminato la possibilità di vendere vini denominati “Prosecco” sulla sola base della varietà utilizzata, riservando tale nome esclusivamente ai vini prodotti nei territori riconosciuti dalle rispettive denominazioni d’origine e realizzati secondo i relativi disciplinari. In base alle norme delle denominazioni, il Prosecco può essere commercializzato unicamente imbottigliato, mentre il vino ottenuto dal vitigno Glera al di fuori dei disciplinari, incluso quello venduto sfuso, è venduto con il nome del vitigno e non con quello della denominazione.

Alla luce di tali dinamiche, nei casi in cui il nome del vitigno autoctono abbia acquisito ampia notorietà internazionale grazie al territorio di origine, la tutela e la valorizzazione del relativo vino possono richiedere una separazione più netta tra la varietà botanica e la denominazione geografica protetta. Secondo questa linea di pensiero, che riprende ed estende l’esperienza normativa appena citata, la sostituzione del nome del vitigno con una denominazione alternativa, talvolta di carattere scientifico o ricondotta a nomenclature internazionali, consentirebbe di riservare il nome tradizionale al vino del territorio, assoggettato a un disciplinare di produzione (DOC, DOCG o IGP). Questo approccio, volto a evitare che la notorietà del vino venga utilizzata al di fuori dell’area storica di produzione tramite l’impiego del solo nome del vitigno, viene talvolta indicato come uno strumento idoneo a preservare il legame territoriale, la reputazione e il valore economico dei vini autoctoni più riconosciuti.

Fra i vignaioli FIVI , Borghi d’Europa ha spesso incontrato l’Azienda Agricola Ceotto di Colfosco di Susegana (TV).

Dal Castello di San Salvatore è un lento degradare di colline verso il Piave, quelle verdi colline dove le case sono dipinte di giallo con due fasce orizzontali rosse e lo stemma dei collalto.

Pietro Ceotto alla fine degli anni sessanta realizza il sogno di affrancarsi dalla mezzadria. La terra a ridosso della casa dove hanno dimorato generazioni della sua famiglia diventa finalmente sua. Ma per Pietro questo è il punto di partenza per rincorrere un altro sogno.

Accanto alla stalla Pietro realizza una cantina, costruendo con le sue mani le botti per il vino, erano gli anni in cui tutto si faceva in casa. Trasmette la passione al figlio Paolo che alla fine degli anni novanta conferisce all’azienda una forte impronta viticolo-enologica.



Mauro Ceotto segue da subito le orme di papà Paolo, si diploma all’Istituto per l’Agricoltura di Conegliano e nel 2005 si laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie nell’Università di Udine, prosegue l’attività assieme al padre seguendo le fasi di trasformazione e confezionamento dei vini.




Il fratello Dario si dedica alla cura dei vigneti mentre Renata, moglie di Paolo, è addetta alla vendita al dettaglio di vino sfuso ed in bottiglia nello spaccio aziendale. Un esempio perfetto di azienda a conduzione familiare.

Attualmente l’azienda si estende su una superficie di 10 ettari, interamente a vigneto, raggruppati in un corpo unico attorno al centro aziendale. Ceotto Vini si trova nel cuore di tre aree a denominazione: Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Colli di Conegliano DOCG e DOC .

I giornalisti di Borghi d’Europa hanno voluto dedicare al vino Prime Note di casa Ceotto,tutta

l’attenzione che merita un progetto speciale.

ColFondo Agricolo è la massima espressione qualitativa della Glera rifermentata in bottiglia, senza sboccatura. Uve selezionate, colori torbidi e tappi a corona: elementi che si fondono, in una combinazione sempre diversa, per dare vita a vini dalla forte personalità, complessi, longevi. Naturalmente artigianali, con un tocco rock.

Vini fatti a mano

Quando produciamo i nostri vini ci sentiamo quasi dei sarti. La trama è fatta di terra, viti e uve, e a noi non resta che andare a tagliare e cucire, per dare vita alla nostra creazione: unica, personale, irripetibile. Un vino lento, rispettoso del tempo e dei tempi, che ha bisogno di pazienza per nascere e di pazienza per essere consumato. Non una bevanda, ma la sublimazione di una vita, quella del vignaiolo. È la bottiglia che non manca mai in tavola e che racconta senza filtri esperienza e fatica, onestà e sudore, freschezza e semplicità.

Ogni annata è differente

Abbiamo scelto di differenziare ogni annata con una fascetta di un colore diverso. Questo perché crediamo nell’evoluzione del vino, anno dopo anno. ColFondo Agricolo unisce vini che si assomigliano per fragranza aromatica, note evolutive, bevibilità, piacevolezza e una bolla sottile. Ma fondamentalmente rimangono bottiglie molto personali che, oltre a differenziarsi nell’annata, si distinguono nei terreni e nelle interpretazioni dei singoli produttori. La loro forza è essere identitari, e mai omologati o banali.

Perché scegliamo il tappo a corona

Affidabile, pratico, espressivo. Noi di ColFondo Agricolo siamo tutti d’accordo che la chiusura perfetta per questa tipologia di vino sia il tappo corona e questo è diventato un punto fondamentale del nostro disciplinare. Una scelta tecnica: nel tempo abbiamo capito che questa soluzione permette di mantenere vivi la fragranza, i profumi e i sentori di questi vini e che ci permette di continuare la tradizione che storicamente lega il tappo a corona ai rifermentati in bottiglia.

Lunga vita al ColFondo Agricolo

Da disciplinare i vini ColFondo Agricolo devono essere imbottigliati tra marzo e giugno dell’anno successivo alla vendemmia, mentre l’uscita nel mercato deve iniziare obbligatoriamente l’anno successivo all’imbottigliamento. Una scelta che vuole trasmettere e dare valore alla longevità di questo vino che, normalmente, attende solo un paio di mesi dall’imbottigliamento per la vendita. Lasciato riposare in bottiglia, rivela grandi sorprese.

Una qualità certificata

L’assoluta serietà del progetto è per noi un valore fondante. Per questo l’ingresso delle aziende nel progetto Colfondo Agricolo è deciso da una commissione di degustazione esterna, presieduta da Giampaolo Giacobbo, collaboratore della guida Slow Wine e docente al Master Wine and Communication presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

A inizio 2020 è stato istituito un gruppo di lavoro formato da enologi, sommelier, enotecari e winelovers esperti in questa tipologia di vino. Il gruppo ha il compito di valutare – rigorosamente alla cieca – la qualità dei Colfondo delle aziende aderenti e le potenzialità di invecchiamento delle vecchie annate, considerando tipicità e micro-terroir espressi dalle aziende.

Ogni anno la commissione si riunisce, tra novembre e dicembre, per valutare i ColFondo Agricolo prima della loro commercializzazione e le nuove aziende candidate al progetto. Ad insindacabile giudizio della commissione, le aziende che ricevono un giudizio negativo sono escluse dall’utilizzo del marchio ColFondo Agricolo.







martedì 22 settembre 2026

«I Millesimi del Tempo»: le grandi Riserve di Nera Vini raccontano la Valtellina attraverso le annate più significative

 



Lunedì 5 ottobre a Chiuro un Press Day dedicato all’evoluzione del Nebbiolo delle Alpi. Stefano, Simone e Angela Nera raccontano storia, vigneti e identità della famiglia attraverso quattro grandi Riserve e alcuni assaggi speciali fuori programma. La masterclass sarà condotta dalla giornalista, sommelier e wine educator Sara Missaglia.

Chiuro (SO), settembre 2026 - Il vino come misura del tempo, il millesimo come chiave per leggere l’evoluzione di un territorio e di uno stile produttivo. Nasce da questa idea «I Millesimi del Tempo», il Press Day che Nera Vini organizza lunedì 5 ottobre 2026 nella propria sede di Chiuro, nel cuore della Valtellina.

Un appuntamento riservato a giornalisti, opinion leader, professionisti del vino e ospiti selezionati, costruito intorno alle grandi Riserve della Casa Vinicola Nera e alla possibilità di osservarne l’evoluzione attraverso alcune delle annate più rappresentative. Un progetto che mette in relazione millesimo, vigneto, sottozona, vinificazione e affinamento per indagare la profondità e la capacità evolutiva del Nebbiolo delle Alpi.

La famiglia Nera: oltre ottant’anni di Valtellina

La storia della famiglia Nera si intreccia con quella della viticoltura valtellinese da oltre ottant’anni. Un percorso iniziato nel 1940 e costruito attraverso generazioni che hanno dedicato il proprio lavoro alla valorizzazione del Nebbiolo delle Alpi e di uno dei paesaggi viticoli più caratteristici dell’arco alpino.

Nel corso dei decenni la famiglia ha contribuito alla crescita qualitativa e alla diffusione della cultura del vino valtellinese oltre i confini della valle, sviluppando un modello imprenditoriale fondato sul legame con il territorio, sulla tutela dei terrazzamenti e sulla valorizzazione delle persone che ne custodiscono il patrimonio.

Accanto ai vigneti di proprietà, una componente importante del progetto è rappresentata da una rete di conferitori selezionati, con i quali la famiglia mantiene rapporti consolidati da decenni, basati sulla fiducia, sulla condivisione delle pratiche agronomiche e sulla ricerca della qualità delle uve provenienti dalle zone più vocate della Valtellina.

Oggi questa visione si esprime attraverso due realtà complementari, Nera Vini e Caven Camuna, accomunate dalle stesse radici familiari ma caratterizzate da identità e percorsi differenti.

«Sentiamo forte il legame con questa valle e con la comunità alla quale apparteniamo. Per noi raccontare la Valtellina significa anche restituire qualcosa a un territorio che ci ha dato moltissimo e del quale condividiamo storia e valori. Aprire le porte della nostra azienda e confrontarci con chi il vino lo racconta è un modo per condividere questo patrimonio e continuare a farlo conoscere oltre i confini della valle», sottolinea Simone Nera.

Nera Vini, una storia iniziata nel 1940

Fondata a Chiuro nel 1940, Nera Vini rappresenta una delle realtà storiche della viticoltura valtellinese. Fin dalle origini l’obiettivo è stato interpretare il Nebbiolo delle Alpi nelle sue diverse espressioni territoriali, valorizzando le peculiarità delle sottozone storiche della denominazione e mantenendo un rapporto stretto con il paesaggio terrazzato della valle.

L’azienda dispone oggi di 8,5 ettari di vigneti di proprietà, conta 19 etichette e una produzione annua di circa 450.000 bottiglie. La gamma comprende Rosso di Valtellina DOC, Valtellina Superiore DOCG, Riserve e Sforzato di Valtellina DOCG.

«I Millesimi del Tempo» nasce per entrare in questa storia attraverso una prospettiva precisa: il tempo. Non soltanto come distanza fra una vendemmia e l’altra, ma come elemento attraverso il quale leggere l’identità di un vino, la sua evoluzione e il rapporto con il luogo da cui proviene.

Il concept mette al centro evoluzione, identità territoriale e profondità stilistica, affidando alle Riserve e ai millesimi il compito di raccontare il percorso dell’azienda e la longevità del Nebbiolo delle Alpi.

Stefano, Simone e Angela Nera: tre ruoli, un progetto familiare

Protagonisti della giornata saranno Stefano, Simone e Angela Nera, espressione della generazione che oggi porta avanti il progetto familiare nei suoi diversi ambiti.

Stefano Nera, enologo dell’azienda, segue direttamente la gestione agronomica ed enologica delle produzioni, dalla vigna alla cantina, con particolare attenzione all’espressione della Chiavennasca e alla valorizzazione delle differenti sottozone della denominazione.

Simone Nera è responsabile dello sviluppo commerciale e delle relazioni con i mercati nazionali e internazionali, mentre Angela Nera coordina i rapporti con fornitori, conferitori e clienti, svolgendo un ruolo centrale nella gestione delle relazioni aziendali.

Tre prospettive diverse che convergono in una stessa volontà: lavorare sull’eccellenza e raccontare la Valtellina senza ridurla a un’unica immagine, facendone emergere la pluralità di territori, vini, vendemmie, persone e competenze.

Quattro Riserve per leggere il tempo

Il cuore del Press Day sarà la degustazione di quattro etichette:

  • Valtellina Superiore Riserva DOCG “Signorie” 2018
  • Valtellina Superiore Sassella Riserva DOCG “Tri Angei” 2019
  • Valtellina Superiore Inferno Riserva DOCG “Ca’ di Avi” 2020
  • Valtellina Superiore Riserva DOCG “Paradiso” 2020

Alla sequenza principale potranno aggiungersi alcuni assaggi speciali fuori programma, selezionati dalla famiglia Nera per ampliare il racconto e offrire ulteriori chiavi di lettura dell’evoluzione dei vini nel tempo.

«Le Riserve ci permettono di vedere con particolare chiarezza ciò che il tempo fa al Nebbiolo delle Alpi. Ogni annata porta con sé condizioni diverse e ogni vigneto restituisce una propria identità. Mettere a confronto i millesimi significa raccontare la Valtellina da punti di vista differenti e mostrare quanto precisione, eleganza e capacità di evoluzione possano diventare espressioni della sua eccellenza», spiega Stefano Nera.

La masterclass sarà condotta da Sara Missaglia, giornalista, sommelier e wine educator, che guiderà il percorso di degustazione e il dialogo con la famiglia Nera.

L’analisi dei vini sarà accompagnata dagli interventi tecnici di Stefano Nera e dal racconto aziendale di Simone Nera, con approfondimenti dedicati ai vigneti e alle sottozone, alle diverse vendemmie, alle vinificazioni, agli affinamenti e all’evoluzione delle Riserve. Spazio anche alle domande e al confronto diretto con i giornalisti.

La Valtellina dentro e fuori dal calice

La Valtellina è una valle alpina orientata da est verso ovest, dove il versante retico gode di una particolare esposizione solare e la vite cresce su terrazzamenti sostenuti da muri a secco.

Il Nebbiolo delle Alpi, localmente chiamato Chiavennasca, trova qui cinque sottozone storiche del Valtellina Superiore DOCG - Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella - e condizioni viticole segnate da forti pendenze, escursioni termiche, ventilazione e lavorazioni prevalentemente manuali.

I muri in pietra dei terrazzamenti accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono nelle ore notturne, mentre i suoli sciolti e ricchi di scheletro favoriscono il drenaggio. I vigneti si sviluppano dal fondovalle fino a quote che possono superare gli 800 metri.

Dal calice al territorio

La giornata affiancherà alla masterclass alcuni momenti conviviali, con sapori valtellinesi e vini della famiglia Nera, per proseguire anche a tavola il racconto del territorio. Nel pomeriggio, condizioni meteorologiche permettendo, è prevista una visita in vigneto, per ritrovare nel paesaggio terrazzato gli elementi emersi durante la degustazione.

Con «I Millesimi del Tempo», Nera Vini sceglie così di affidare alle proprie Riserve il racconto di oltre ottant’anni di storia familiare, ma anche di condividere un patrimonio che appartiene a una comunità e a un territorio. Un viaggio attraverso vendemmie, vigneti e sottozone per raccontare l’eccellenza della Valtellina da prospettive diverse, mettendo insieme vino, paesaggio, persone, memoria e futuro.

Dietro e oltre ogni millesimo c’è una storia diversa, ma il punto di partenza resta il medesimo: la Valtellina e il suo Nebbiolo delle Alpi.

INFORMAZIONI

I Millesimi del Tempo
Le grandi Riserve di Nera Vini raccontate attraverso le annate più significative

Lunedì 5 ottobre 2026

Wine Bar Nera Vini
Via Stelvio 40/A - Chiuro (SO) 

Evento riservato a giornalisti, opinion leader, professionisti del vino e ospiti selezionati.

Nera Vini
Via Stelvio 40/A - 23030 Chiuro (SO)
Tel. 0342 482631
E-mail:
info@neravini.com

VIVA VINI VALTELLINA 2026: VARIE INTERPRETAZIONI DEL NEBBIOLO DELLE ALPI

 



Gli assaggi fatti da Borghi d’Europa a Sondrio durante la seconda edizione della rassegna che celebra il Nebbiolo Chiavennasca

Milano, 22 Settembre 2026- Dal 12 al 14 Settembre c.m. si è svolta a Sondrio la seconda edizione di Viva Vini Valtelllina, la rassegna che celebra e valorizza il Nebbiolo delle Alpi o Chiavennasca come elemento imprescindibile del territorio, grazie al lavoro in sinergia tra il Consorzio di Tutela Vini Valtellina, la  Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, Fondazione Provinea oltre al prezioso sostegno del Comune di Sondrio.

Una tre giorni ricca di appuntamenti, visite alle Cantine, attività, banchi d’assaggio (nei giorni 12 e 14 Settembre) e Musica, visto il Dj Set di Ema Stokholma che ha inaugurato la manifestazione nel centro di Sondrio: insomma un programma ricco che ha attirato interesse di wine lovers, operatori del settore e stampa specializzata.

Borghi d’Europa, da sempre molto attenta verso il territorio e la viticoltura eroica valtellinese, ha partecipato al banco di degustazione di Viva nella giornata di lunedì 14 Settembre, dove in in 5 sedi diverse nel centro storico di Sondrio erano presenti 40 Cantine Valtellinesi, con circa 132 vini in assaggio, con particolare accento verso le nuove annate.

Naturalmente è stata fondamentale la presenza live dei produttori al banco degustazione per comprendere al meglio sia le nuove annate, che le peculiarità delle varie zone del territorio vitivinicolo valtellinese.

Presso Palazzo Pretorio assaggiati:

di Marino Lanzini il Valtellina Superiore Docg Valgella 2023 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva 2022,

di Sandro Fay il Valtellina Superiore Docg Riserva Vigna Carteria 2022 e lo Sfozato di Valtellina Docg Ronco del Picchio 2023,

di Vita Nova il Valtellina Superiore Docg Perlegia 2021,

presso Palazzo Cima 11 invece:

di Arpepe il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Nuova Regina 2021 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Ultimi Raggi 2021,

di La Spia il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva Caligola 2020 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva MR72 2019,

di Radìs il Valtellina Superiore Docg Baitei 2022,

presso l’Mvsa- Museo di Storia e Arte Valtellinese assaggiati:

di Alberto Marsetti il Valtellina Superiore Docg Grumello 2022 e il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigna Le Prudenze 2021,

di F.lli Bettini il Valtelllina Superiore Docg Sassella Reale 2021 e il Valtellina Superiore Docg Sant’Andrea 2021,

di Francesco Folini il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva l’Enrico 2023 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva Vigneto Dos Bel 2022,

a  Palazzo Sertoli:

di Caven Camuna il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva Al Carmìne 2019 e il Valtellina Superiore Docg Riserva Giuoa 2017,

di Contadi Gasparotti il Valtellina Superiore Docg Graffio 2021,

de La Perla il Valtellina Superiore Docg La Mossa 2020 e il Valtellina Superiore Docg Riserva Elisa 2019,

di Mamete Prevostini/ Convento San Lorenzo il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Clos Convento San Lorenzo 2023 e il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigna Sassina 2023,

di Pizzo Coca il Valtellina Superiore Docg Vigna Pustè Rino 2023,

di Retica Vini l’Alpi Retiche Igt Rosso Panau 2020 e l’Alpi Retiche Igt Rosso Bramito 2019,

di Rupi del Nebbiolo il Valtellina Superiore Docg Creazione 2022 e il Valtellina Superiore Docg Tradizione 2021,

ed infine presso la Sala Zuccoli in Piazza Cavour:

di Aldo Rainoldi il Valtellina Superiore Docg Inferno Riserva 2022 e il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva 2022,

di Alfio Mozzi il Valtellina Superiore Docg Sassella Riserva Grisone 2022,

di Ascesa il Valtellina Superiore Docg Riserva Muruneè 2020,

di Giorgio Gianatti il Valtellina Superiore Docg Grumello Vigneto Sassina 2019,

e di Tenuta Scerscè il Valtellina Superiore Docg Inferno Fiammante 2022 e il Valtellina Superiore Docg Valgella Riserva Cristina Scarpellini 2021

Diverse interpretazioni del Nebbiolo delle Alpi quelle assaggiate nel centro storico di Sondrio e tutte idonee a lunghi invecchiamenti, che continueranno ad essere comunicate da Borghi d’Europa nei propri percorsi d’informazione.

In alto i calici!


sabato 12 settembre 2026

TIPICITA’ LOMBARDE: OLTREGUSTO OLTREPO’ TERRA DI PINOT NERO A VOGHERA

 





L’unione della seconda edizione di OltreGusto e della sesta edizione del classico evento consortile Oltrepò Terra di Pinot Nero 

Milano, 11 Settembre 2026- Si è da poco conclusa a Voghera, tra il Teatro Garavani e l’ampio giardino dell’Istituto Gallini la due giorni della sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, unita sapientemente alla seconda edizione di OltreGusto.

Questa due giorni è stata possibile grazie al grande lavoro in sinergia del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese coi produttori di vino i ristoratori e il prezioso supporto delle istituzioni — Regione Lombardia, Provincia di Pavia, Comune di Voghera, Comune di Torrazza Coste, I.C. Gallini — e il coordinamento di OltreGusto di Carlotta Viglini e Dario Fisichella, con la segreteria organizzativa di Scaramuzzi Team per entrambe le anime dell’evento.

Un evento che ha coinvolto 32 produttori di Pinot Nero, 18 ristoranti del territorio, 18 chef stellati e circa 100 pregevoli etichette divise tra le due anime del Pinot Nero, le bollicine d’autore (Metodo Classico Docg e Classese Docg) e i rossi fermi Doc.

La doppia iniziativa è iniziata al Teatro Garavani di Voghera (dopo i saluti istituzionali) con la masterclass tecnica di Alessandro Masnaghetti, il più autorevole creatore di mappe vitivinicole, che ha presentato il lavoro di studio e mappatura svolto sul territorio oltrepadano nel corso degli ultimi mesi, che ha condotto alla creazione di un breve volume sui principali aspetti che disegnano il panorama vitivinicolo e alle immancabili mappe in 2d e 3d dell’Oltrepò Pavese.

Per la parte degustativa, la redazione di Borghi d'Europa, presente anche a questa edizione, si è concentrata sulle briose ed eleganti bollicine Metodo Classico Docg e Classese Docg apprezzando molto:

-        di Alessio Brandolini Il Luogo d’Agosto Classese Pinot Nero vinificato in bianco, il Note d’Agosto Classese Rosè e il Sansarole Classese,

-        di Bosco Longhino Il Pinot Nero Metodo Classico Docg Pas Dosè Casto 2021,

-        di Bruno Verdi il Vergomberra Classese 2021 e il Cruasè Metodo Classico Docg,

-        di Cà del Gè il Metodo Classico Docg Brut,

-        di Cantina Taia il Classese Docg,

-        di Cordero San Giorgio  Metodo Classico Docg Brut Millesimato 2021,

-        di Conte Vistarino il Metodo Classico Docg Extrabrut 1865 Millesimato 2017 e il Metodo Classico Docg Brut Cepage,

-        dell’Azienda Finigeto (Dallavalle Winery) il Metodo Classico Docg 2005 Pas Dosè Millesimato 2022 e il Metodo Classico Docg Extrabrut Rosè Cruasè,

-        di Frecciarossa il Metodo Classico Docg Pinot Nero Extrabrut,

-        di La Piotta il Metodo Classico Docg Riva dei Ghiaoni Pas Dosè 2020 e il Classese Classy Brut,

-        di Le Fiole il Classese Brut Isabel e il Metodo Classico Docg Brut Isabel in Rosa,

-        di Picchi Viticoltori in Casteggio il Classese Brut Nature,

-        di Quaquarini Francesco il Classese Pinot Nero Brut Millesimato 2018,

-        dell’Azienda Agricola Pietro Torti  il Metodo Classico Docg Pinot Nero Nature,

-        di Cantina Scuropasso il Roccapietra Classese Cruasè e il Roccapietra Classese Zero Pas Dosè,

-        di Terre Bentivoglio il Metodo Classico Docg Pinot Nero Pas Dosè,

-        di Tenuta Mazzolino il Cruasè Classese e il Blanc de Noirs Classese,

-        di Travaglino il Metodo Classico Docg Brut Matilde, il Metodo Classico Docg Monteceresino Extrabrut Rosè Millesimato 2021 e la Riserva del Fondatore Vincenzo Comi Extrabrut Docg Millesimato 2017

L’unione dei due eventi ha favorito la promozione delle eccellenze del territorio e un’ottima diffusione della cultura del vino, con particolare risalto alle due anime del mettendo Pinot nero che ben si esprime su queste colline oltrepadane ai piedi dell’Appennino.

In alto i calici!